4 anni orsono

Posted on Mar 11, 2015


Ci sono tante cose che influiscono su un itinerario, alcune direttamente, come interessi personali, curiosità e eventi particolari, altri in maniera più indiretta, come ricordi brutti, disagi e paure inconsce. Nella creazione del mio itinerario mi sono reso conto che ho letteralmente “spento” una grossa fetta di Giappone, tant’è che nonostante il numero impressionante di spostamenti inclusi, in nessun caso ci sposteremo più a nord di Tokyo. Eppure lì c’è anche la regione dell’Hokkaido che è una meta bellissima e che da anni catalizza il mio interesse. Basta fare una piccola ricerca su Pinterest o Google Images per vedere quante cose belle da vedere ci sono e che io inevitabilmente mi perderò.

La spiegazione razionale, e non del tutto fuori dalla logica, è che ci sono altre cose a cui dare la precedenza e come vedrete, abbiamo già inserito talmente tanti spostamenti che nei 23 giorni in cui stazioneremo in terra nipponica passeremo un terzo del tempo sui mezzi (per dire, prenderemo persino 3 volte l’aereo). E questa ragione è sacrosanta e non c’è nulla da eccepire, però se ci rifletto a fondo non è il motivo reale per cui ho escluso a priori, senza pensarci due volte, tutta la parte a nord del Giappone.

Oggi, mentre scrivo, è l’11 marzo, una ricorrenza importante e terribile. Ricordo perfettamente e con lucidità quell’orribile giorno di 4 anni fa. Io me ne stavo nella comodità e nella sicurezza di casa mia, eppure ricordo la tristezza e il dolore mentre il terremoto di magnitudine 9 e il successivo tsunami si abbattevano sulle coste del Giappone spazzando via la cittadina di Fukushima.

Ricordo l’angoscia e il senso di impotenza, vedere quelle immagini al telegiornale faceva male a me, non riesco fisicamente neanche ad immaginare cosa possa essere stato vivere quei momenti di terrore. Forse mio nonno ci sarebbe riuscito, visto che il suo paese natale, in Abruzzo, fu raso al suolo da un terremoto quando mia madre ancora non era nata; però a memoria mia, e per mia fortuna, non mi sono mai trovato a vivere una tragedia tale. La terra che si muove così tanto da staccartisi da sotto i piedi, l’acqua che si allontana come per scappare terrorizzata per poi tornare con una furia omicida che non si ferma di fronte a niente e a nessuno. La paura tangibile che ti immobilizza, che ti cancella la mente, che ti spegne il fiato nel petto.

E poi dopo il danno anche la beffa, perché su quella costa c’era una centrale nucleare, c’era e c’è ancora. Una centrale che ad un terremoto era preparata. In Giappone i terremoti sono all’ordine del giorno, non puoi piantare un palo della luce senza tenerne in considerazione la possibilità, figuriamoci una centrale nucleare. Ma come si fa a prepararsi ad un evento del genere? Eppure ricordo i primi report al telegiornale (che al momento pensammo tutti fossero attendibili) e pareva che la baracca avesse retto; ma poi arrivò anche lo tsunami, e quello fu troppo.

Le notizie correvano veloci e ricordo molti messaggi rassicuranti dalle autorità, sembrava tutto a posto, il vecchio Giappone l’aveva sfangata di nuovo. D’altra parte dopo aver tenuto testa a Godzilla, invasioni di meganoidi e di angeli, cosa sarà mai uno tsunami? E poi venne fuori la verità, le fughe radioattive, l’embargo dello stesso governo giapponese alla distribuzione dei generi alimentari prodotti e/o confezionati nella prefettura di Fukushima, le persone avvelenate dalle radiazioni per cercare di mettere in sicurezza l’area, radiazioni che arrivarono fin qui in Europa. Ricordo tutto come fosse oggi, eppure sono già passati 4 anni.

Ricordo il reportage di Steve McCurry; da quelle foto traspariva il silenzio e la quiete immobile di una città morta. Ancora oggi moltissima gente vive in alloggi temporanei e, sebbene i report sulla sicurezza siano incoraggianti, quel senso di inquietudine rimane ed è vivo e vegeto.

Fukushima, Giappone - Copyright 2011, Steve McCurry

Fukushima, Giappone – Copyright 2011, Steve McCurry

Noi non andremo a nord di Tokyo, ma ci sono persone che ci vivono, che ci lavorano e che permettono a persone come me di poter vivere in tranquillità. A loro e alle persone che in quei posti sono sepolte oggi va il mio pensiero.

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