Nessuno (o quasi) parla inglese

Posted on Apr 27, 2015


Non che noi italiani si sia famosi per la nostra dialettica anglofona, ma in Giappone si raggiungono vette inimmaginabili. Tutto ha origine dalla loro fonetica molto particolare; per iniziare non usano la L sostituendola con la R e ogni consonante, fatta eccezione della N, deve essere accompagnata da una vocale. Questo crea non pochi problemi ad interfacciarsi con una lingua così lontana dalla loro, talmente lontana che in linea di massima neanche ci provano ad avvicinarcisi. Oddio, non voglio fare di tutta l’erba un fascio, a noi è capitato in due o tre occasioni di incontrare persone che l’inglese lo sapevano e lo parlavano molto fluentemente, ciò non toglie che arrivando lì è necessario partire preparati sapendo che le nostre poche conoscenze della lingua di Shakespeare saranno più o meno inutili.

Poliziotto di vedetta, Tokyo, Giappone (2008)

Poliziotto di vedetta, Tokyo, Giappone (2008)

Ricordo ancora con ilarità una sera a Tokyo, di ritorno dalle nostre escursioni ci eravamo presi un’ora o poco più di riposo prima di uscire nuovamente per la cena. Mia moglie ed io ce ne stavamo in camera, lei a scrivere il suo diario e io a sistemare le mie foto. Avevamo acceso la TV per farci compagnia, non la seguivamo davvero, faceva più che altro da sottofondo. Era il periodo in cui al cinema imperversava l’orribile versione di Tim Burton di Alice in Wonderland e ovviamente era facile incontrarne il trailer tra una pubblicità e l’altra. Non so perché all’inizio attirò la mia attenzione, forse perché i dialoghi degli attori, a differenza del commento, erano in inglese e il fatto di capire qualcosa di parlato dopo quasi due settimane di buio totale aveva acceso qualche zona remota del mio cervello. Sulla parte finale della pubblicità il commentatore dice… cose… non capivo cosa dicesse ma immagino fossero informazioni generiche sulle date di distribuzione e sui cinema, un po’ come accade da noi. E poi arrivò il momento culmine che ancora oggi ci fa ridere, perché a quel punto la voce con veemenza quasi urla il titolo del film: ARISU IN VANDARANDO! Questo è ciò che vi attende quando sarete lì, perché quei pochi che parlano inglese, a parte rarissime eccezioni, parlano questo genere di inglese, una lingua tutta loro che poco ha a che vedere con quella che ci hanno insegnato a scuola o che abbiamo imparato guardando serie tv sottotitolate.

Cartello in "inglese", Kyoto, Giappone (2010)

Cartello in “inglese”, Kyoto, Giappone (2010)

A questo punto la domanda arriverà spontanea: come faremo a comunicare? La risposta che mi viene più di getto è usando i gesti, il problema è che lì la gestualità è diversa da quella nostrana; per fare un esempio, se volete dire di no a qualcosa, non dovrete agitare l’indice della mano, bensì incrociare ad X gli avambracci davanti a voi, un po’ come se foste giudici di X-Factor. Sul libro che vi consigliai qualche tempo fa, Il Giappone a colpo d’occhio, si trova una paginetta esplicativa dei gesti più di uso comune, ma comunque non sufficienti per comunicare. In linea di principio o imparate il Giapponese, o assumete una guida, o vi fate furbi: qualche tempo fa scrissi che i giapponesi quando si interfacciano con i turisti cercano di aiutare il più possibile, a volte non ve li scrollerete di dosso fintanto che non saranno sicuri di avervi fornito l’informazione che vi serve, ma sta a voi aiutarli ad aiutarvi (lo so, fa molto Jerry Maguire).

Riproduzioni in vinile, Tokyo, Giappone (2008)

Riproduzioni in vinile, Tokyo, Giappone (2008)

Quando sarete in giro il più delle volte vi basterà portarvi dietro una guida o dei bigliettini che contengano la vostra destinazione scritta rigorosamente in kanji; ancora meglio se avete con voi anche una cartina, sempre scritta in giapponese (attenzione, non è sufficiente che i luoghi e le strade riportino i nomi giapponesi, devono essere scritti in uno dei tre alfabeti locali: kanji, hiragana o katakana). Preparatevi comunque quotidianamente l’itinerario della giornata facendo attenzione a prendere nota di tutti i mezzi di cui avrete bisogno. Se invece siete al bar o al ristorante, ricordatevi che questo genere di esercizio commerciale espone all’ingresso o in vetrina una riproduzione in vinile di tutti i piatti presenti nel menù, i camerieri saranno ben lieti di accompagnarvi lì per permettervi di indicargli il piatto che desiderate. Durante le visite a templi e musei, fate attenzione ai cartelli, a volte troverete indicazioni in inglese, ma di sicuro troverete SEMPRE delle illustrazioni abbastanza esplicative di ciò che potete e non potete fare. Se avete bisogno di informazioni, quasi ad ogni angolo della strada saranno presenti cartine della zona in cui vengono rappresentate le ubicazioni degli info point più vicini, ma per stare più tranquilli sappiate che raramente potrete fare più di cento passi senza incontrare un poliziotto che, per la nostra esperienza, sarà sempre ben lieto di aiutarvi.

Insomma, non sarà semplice, ma di sicuro sarà divertente, poi oh, se sapete parlare il giapponese allora vi piace vincere facile.

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