I fumetti non esagerano granché

Posted on Mag 4, 2015


Quando ci si approccia ad un fumetto, si tende a sospendere il giudizio su molte questioni semplicemente perché si è consci di stare leggendo un’opera di fantasia. Nei manga ci sono alcuni elementi ricorrenti che spesso fanno parte del contorno o dello sfondo della scena e, dopo anni di avide letture, quasi non ci si fa più caso. Poi un giorno riesci a coronare il tuo sogno di andare a visitare quello strano e folle paese e scopri cheque gli elementi che associavi al regno della fantasia sono più reali che mai e fanno parte della vita quotidiana. La lista che segue è sicuramente incompleta, ma riporta tutti gli elementi che più mi hanno colpito.

 

I Bambini per le strade

Capita spesso di vedere nei fumetti bambini piccoli che se ne vanno in giro per le grandi e le piccole città come se niente fosse. Beh, succede davvero, prendono la metro, il treno e qualsiasi mezzo a loro occorra. Sono tranquilli e diligenti e si spostano con efficienza senza disturbare o dare nell’occhio. Dei piccoli ninja insomma.

A posteriori scoprii che se è vero che i bambini sono lasciati liberi di spostarsi dai genitori, è anche vero che hanno dei percorsi ben precisi, studiati accuratamente con le scuole e la polizia di quartiere e, com’è giusto, non c’è un momento del loro tragitto in cui non siano tenuti d’occhio da qualcuno, che sia questo un membro del comitato dei genitori, della scuola oppure dei poliziotti che sono di servizio sulla “tratta”.

Bambini, Tokyo, Giappone (2008)

Bambini, Tokyo, Giappone (2008)

 

La vecchina che getta l’acqua

Uno dei fumetti che segnò il mio ingresso nel mondo degli otaku fu Ranma ½. La storia è semplice, il protagonista è vittima di una maledizione ed ogni volta che si bagna con l’acqua fredda diventa una ragazza. Un elemento comico della serie era spesso una vecchina, non sempre la stessa, che bagnava la strada lanciando acqua con un mestolo per non so quale ragione e puntualmente finiva per far scattare la trasformazione del protagonista (o dei comprimari).

Leggendolo nel fumetto era per me evidente che fosse un pretesto comico per sdrammatizzare i rari momenti di serietà della storia e che una cosa del genere non poteva succedere davvero. Quanto mi sbagliavo. Girando per le strade di Kyoto infatti abbiamo incontrato una di queste vecchine, vestita col kimono, capelli raccolti in un chignon, con un secchio di legno pieno d’acqua in mano mentre era intenta a lanciarla sulla strada con un mestolo. Se non fossi stato certo che la comunicazione sarebbe stata impossibile mi sarei fermato a chiederle il perché di quel gesto.

 

I maniaci

Tema scottante ma ricorrente in molti fumetti. I maniaci sul treno, nei bagni, che si nascondono nei giardini. Suona un po’ come un’esagerazione, soprattutto visto il livello di “compostezza” che l’immagine dell’uomo giapponese suggerisce. E invece no, ci sono davvero, e abbiamo assistito ad una scena se vogliamo divertente proprio mentre cercavamo di prendere la metro in quel di Akihabara. Dal bagno pubblico delle donne vedemmo uscire di corsa alcune ragazze spaventate, poi arrivò la polizia che trascinò fuori un uomo. Ci fecero allontanare dalla zona e quindi proseguimmo per la nostra strada, ma era più che evidente quello che stava accadendo.

Comunque il fenomeno è più grave di quanto pensassi, non a caso scoprimmo che alcuni treni, dopo una certa ora, hanno carrozze riservate alle donne e l’accesso agli uomini è vietato dal personale di stazione. Una cosa del genere, se da un lato è un buon deterrente e un’ottima iniziativa, dall’altro è sintomo di un problema molto grave e soprattutto molto diffuso. Comunque non temiate, noi in 5 settimane complessive passate in Giappone nell’arco di due viaggi abbiamo incontrato un solo maniaco, anche se ad essere onesti nel giardino del tempio Senso-ji, sia mia moglie che la nostra amica sono state fermate da un presunto fotografo che voleva assolutamente ritrarle. Comunque la cosa si è conclusa lì e non è successo nulla.

Evening Liner, Tokyo, Giappone (2008)

Evening Liner, Tokyo, Giappone (2008)

 

I petali di ciliegio

In molte sigle di anime o in molte scene romantiche c’è la classica scena in cui piovono petali di ciliegio. I ciliegi sono una parte fondamentale dell’esperienza culturale giapponese e vengono celebrati in lungo e in largo su tutto il territorio nel periodo che va da fine marzo ai primi di aprile; il classico periodo del hanami.

Per chi non lo sapesse, durante questo periodo il Giappone si ferma… più o meno. Ovunque ci sia un ciliegio in fiore potete stare tranquilli che ci sarà un gruppetto nutrito di persone accampato sotto a fare picnic. È una tradizione a dir poco stupenda e dà il meglio di se in luoghi come il Gion a Kyoto, dove le celebrazioni sono a dir poco spettacolari.

Questo la sapevo bene, quello che non sapevo era il momento in cui queste celebrazioni raggiungono il culmine, ovvero durante la “famosa” pioggia di petali di ciliegio. Eravamo nel parco di Ueno, di ritorno dallo zoo, quando all’improvviso una folata di vento scatena l’evento. Migliaia di petali di ciliegio iniziano a cadere dai rami degli alberi con grazia e leggerezza, come una lieve pioggia primaverile. I petali continuarono a scendere lentamente per molto tempo; quando arrivammo alla fermata della metro, diversi minuti dopo, l’insolita precipitazione era ancora in corso e non accennava a diminuire di intensità, ma la cosa che più mi stupì fu l’applauso. Nel momento in cui la folata di vento diede inizio allo spettacolo, un fortissimo scroscio di applausi si levò dalla folla sottostante, urla di giubilo e brindisi a non finire (molta gente alza parecchio il gomito in quel periodo). Fu un’esperienza unica e probabilmente uno dei più bei ricordi di tutto il viaggio.

Pioggia di petali, Tokyo, Giappone (2010)

Pioggia di petali, Tokyo, Giappone (2010)

 

Le maghette

Non fraintendetemi, non ho visto un combattimento di Sailor Moon o cose simili, ma abbiamo assistito ad una “trasformazione” degna di Stilly e del suo specchio magico. Una ragazza sale sul nostro treno urbano con la sua divisa scolastica indosso, una borsetta, capelli lisci, struccata, insomma, la classica ragazzina acqua e sapone, non avrà avuto più di 14 o 15 anni. Siede in un posto libero davanti a noi e tira fuori uno specchietto dalla borsetta. Non ricordo se ci furono lampi di luci e colori (non credo), ma con veloci e sapienti gesti, nei 10 minuti che ci separavano dal capolinea eseguì le seguenti operazioni:

  • Si arricciò i capelli, sistemandoli in una piega perfetta
  • Si truccò con la maestria di un make-up artist (tra l’altro ottenendo quello strano effetto di far sembrare gli occhi più grandi)
  • Si cambiò d’abito, riponendo con cura la divisa nella borsetta (evidentemente più grande all’interno) e sostituendola con un vestito tutto “svolazzoso”. Tra l’altro ha dimostrato una tecnica eccelsa riuscendo ad infilarsi il vestito nuovo PRIMA di togliere la divisa.

La cosa che mi lasciò senza parole era il fatto che nessuno sul treno sembrava notare la cosa, come se stesse davvero succedendo per magia (il che spiega anche perché nei fumetti nessuno si accorge mai delle trasformazioni o interviene per bloccarle).

Il mio più grande rammarico è quello di non aver fotografato la ragazza prima e dopo l’operazione, sembravano due persone diverse. Comunque ci tengo a ribadire che il tutto è accaduto in meno di 10 minuti e in un luogo pubblico.

 

E tutto il resto…

L’acqua bollente nei bagni pubblici, la ginnastica mattutina sul posto di lavoro, i minimarket che non chiudono mai, le ragazze che camminano tre passi indietro rispetto al loro compagno, le studentesse che si arrotolano la gonna fin sopra le ginocchia appena escono da scuola, le carpe giganti nei laghetti dei parchi, la gente che va in giro per le strade in kimono, o meglio ancora in cosplay… ne abbiamo viste davvero tante e potrei continuare per ore ad elencarle. Tutte queste cose e molto altro hanno contribuito, nel bene o nel male, a creare un atmosfera tipica di un fumetto e hanno incredibilmente impreziosito la nostra esperienza rendendola molto simile al Giappone che ci eravamo immaginati.

Carpa Koi, Tokyo, Giappone (2010)

Carpa Koi, Tokyo, Giappone (2010)

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