Bisogna svegliarsi presto

Posted on Mag 11, 2015


Una cosa che ho tristemente appreso a spese dei miei amici più cari è che in Giappone tutto, o quasi, chiude molto presto. La prima volta che andammo in Giappone non me ne resi conto e quasi per caso organizzai la maggior parte delle attività di mattina. Prima di pranzo andavamo a visitare templi, musei e luoghi di interesse, mentre nel pomeriggio bighellonavamo per le città senza una meta precisa, visitando strade e negozi che, almeno fino all’ora di cena, erano sempre aperti.

Nonostante questo, il primo giorno a Kyoto ci diede una dura lezione sull’argomento. La mattina ci eravamo alzati molto presto per raggiungere la stazione e prendere il treno, al nostro arrivo eravamo stanchi dal lungo viaggio e lungo la strada verso l’albergo ci eravamo anche persi. Appena entrati in possesso della nostra stanza abbiamo cacciato di forza i futon dall’armadio e ci siamo fatti un grasso riposino. Verso le 7:30 di sera una tipa dell’albergo bussa con veemenza alla porta urlando “Beddu mekkin” (ci voleva preparare i futon per la notte). Mia moglie ed io ci guardammo un po’ spaesati e decidemmo di ignorarla nella speranza che se ne andasse (dopotutto eravamo in mutande).

Continuò a bussare e ad urlare ossessivamente per circa 10 minuti di orologio ripetendo sempre la stessa frase (lode alla perseveranza) e alla fine abbandonò l’infruttuoso tentativo (cocciutaggine e pigrizia battono la perseveranza), ma la cosa non terminò lì perché dopo qualche istante iniziò a squillare il telefono della camera, al che io con poca voglia e ancor meno pazienza vado a rispondere. La prima cosa che sento è “Beddu mekkin” e per poco non sbotto a ridere (ancora oggi non saprei dire se quella risata fosse di divertimento o di istinto omicida) comunque le spiegai in un inglese che tanto lei non capì che il letto ce l’eravamo fatti da soli e che quindi poteva stare tranquilla. Un poco seccata desistette, ma a quel punto eravamo svegli.

Insegna di un chiosco di Ramen, Kyoto, Giappone (2010)

Insegna di un chiosco di Ramen, Kyoto, Giappone (2010)

Verso le 8:30 uscimmo dall’albergo alla ricerca di un ristorantino per mangiare (piccola nota, al nostro rientro trovammo comunque i letti rifatti). Ci incamminammo verso Nishiki Food Market che, oltre ad essere uno dei mercati più famosi, era anche il luogo con la maggiore concentrazione di ristoranti. Lungo la strada passammo davanti ad un McDonald’s… chiuso. L’orario di chiusura era infatti le 8:15, mai mi era capitato di vederne uno chiuso a quell’ora. Già lì avremmo dovuto intuire qualcosa, ma ci limitammo a rilevare la buffa novità perché tanto non era di certo nostra intenzione andare a mangiare in un fast food.

Alla fine arrivammo nella zona del mercato e iniziammo a preoccuparci: tutte le serrande erano abbassate. Non solo i negozi erano chiusi, ma anche i bar, i fast food e ogni genere di ristorante. Il deserto più totale. Alla fine vedemmo in lontananza un ristorante di udon che stava abbassando la saracinesca e ci affrettammo ad imbucarci dentro prima che fosse chiusa. Fu una scena in stile Indiana Jones. Una volta dentro l’estrema educazione dei gestori del locale (abbastanza tipica da quelle parti) gli impedì di cacciarci via a calci nel sedere, pertanto riuscimmo a cenare.

Castello, Osaka, Giappone (2010)

Castello, Osaka, Giappone (2010)

Da quella sera ci impegnammo ad andare a cena abbastanza presto, ma ci volle il secondo viaggio e il sacrificio dei nostri amici per impartirci la lezione più dura: se è vero che al di fuori delle grandi città come Tokyo sia negozi che ristoranti chiudono intorno alle 8, è anche vero che pressoché ovunque tutte le attrazioni turistiche chiudono alla 4! E così i nostri compagni di viaggio non riuscirono ad entrare al Senso-Ji, al castello di Osaka e non ricordo in quale altro luogo di cui ebbi la sventura di pianificare la visita nel pomeriggio. Non lo feci apposta, nel 2010 avevamo a disposizione meno giorni, quindi cercai di concentrare più attività nella stessa giornata. Ora so che è inutile, tanto il pomeriggio non si può fare quasi nulla. È meglio svegliarsi presto e cercare di inzeppare di visite la mattinata tenendosi il pomeriggio abbastanza libero.

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