Non si resta mai a pancia vuota

Posted on Mag 18, 2015


Molti quando pensano alla cucina giapponese pensano al sushi e al sashimi. Onestamente non gradisco nessuno dei due per il semplice fatto che non mangio pesce, eppure in Giappone non sono mai morto di fame. Il motivo è semplice, le specialità a base di pesce crudo sono solo la punta dell’iceberg di una cucina estremamente variegata e complessa; la maggior parte dei piatti della tradizione non arrivano qui da noi ed essendo pressoché sconosciuti, la gente non nutre alcun tipo di interesse ad assaggiarli, eppure ci sono delle prelibatezze che farebbero tranquillamente le scarpe a qualsiasi piatto nostrano.

Omuraisu (omelette di riso) in crema di funghi

Omuraisu (omelette di riso) in crema di funghi

In Giappone i ristoranti sono un po’ diversi rispetto ai nostri, li si potrebbero definire “tematici”. In pratica ogni posto è specializzato in un unico tipo di piatti e a conti fatti serve solo quello e poco altro. Questo tipo di approccio permette di avere diverse variazioni della stessa pietanza per andare incontro ad ogni tipo di gusto. Inoltre le porzioni e i contorni sono solitamente molto abbondanti, quindi difficilmente esiste una suddivisione tra primi piatti e secondi. Questo presenta vantaggi e svantaggi: Il vantaggio principale deriva dal concetto stesso di specializzazione, se un ristorante fa un unico tipo di piatto, si può stare tranquilli che lo farà alla perfezione, lo svantaggio principale sta nel fatto che se in una comitiva una persona non gradisce un tipo di piatti (tipo il sushi) o ci si separa o gli altri sono impossibilitati ad assaggiare quel tipo di piatto.

Porto l’esempio del sushi bar perché è quello che a me crea più problemi. Andare in un ristorante giapponese qui in Italia che serva principalmente sushi sul nastro non è un problema, perché i “piattini” di sushi sono ogni tanto intervallati da altri tipi di alimenti ed è sempre e comunque possibile ordinare dal menu. In Giappone non è così, nel sushi bar o mangi sushi o digiuni, e quindi ho allegramente costretto i miei adorati compagni di viaggio che tanto mi vogliono bene a non mangiare sushi per tutta la durata del viaggio. Tra l’altro questo è un altro motivo a sostegno della tesi portata da mia moglie che quando si viaggia insieme non ci si dovrebbe sentire costretti a stare insieme 24 ore al giorno e che anzi qualche ora di indipendenza può portare beneficio a tutti.

Okonomiyaki in cottura sulla piastra

Okonomiyaki in cottura sulla piastra

Tornando in tema, i ristoranti sono di tantissimi tipi e ci sono alcuni piatti che vanno provati per forza, come l’okonomiyaki, una sorta di frittella fatta di verdura in pastella delle dimensioni approssimative di una pizzetta sul quale vengono posti diversi tipi di condimento (proprio come la nostra pizza). Oltre ad essere buonissima è un’intensa esperienza culturale, perché queste frittelle vengono servite su dei tavoli tipici che al centro presentano una piastra rovente sul quale il cliente può affinare personalmente il livello di cottura. Addirittura si può chiedere di avere il solo impasto crudo e i condimenti così da potersi costruire personalmente i propri okonomiyaki usando una spatolina.

La prima volta che andammo in Giappone fu durante l’estate. Dovete sapere che la gente da quelle parti soffre particolarmente il caldo, così di solito nei locali la temperatura è sempre a livelli polari. Tengono l’aria condizionata così forte che sui marciapiedi di fronte ai locali si creano dei tunnel di aria gelida che, quando si è sudati per il caldo, non sono esattamente salutari (se andate d’estate portatevi sempre almeno una felpa o un maglioncino, vi servirà). Questo per dire che molti piatti come il ramen, la soba, o gli udon sono “accessibili” in qualsiasi stagione (e vi posso assicurare che anche se fuori è luglio inoltrato, quando sarete in un ristorante la voglia di un bel brodino caldo si farà avanti a forza).

Le specialità sono talmente tante che è difficile elencarle tutte, magari ci proverò più in là, ma per il momento è sufficiente sapere che ce n’è davvero per tutti i gusti, per tutti i tipi di alimentazioni e per tutti i tipi di palato. Però rimane un piccolo problema che ho introdotto nel capitolo precedente, ovvero che al di fuori delle grandi città i ristoranti chiudono intorno alle 8, massimo alle 9 quando si è fortunati. Come si può fare quando, per un motivo o per l’altro, si finisce per attardarsi? Come dice il titolo in Giappone non c’è pericolo di rimanere a pancia vuota. Tutti i quartieri, anche i più piccoli, ospitano almeno un konbini, ma spesso anche più d’uno. Questi sono dei mini market che rimangono aperti 24 ore al giorno e dove è possibile acquistare ogni genere di alimento da mangiare sia freddo che scaldato al microonde (di solito presente e ad uso e consumo dei clienti). È qui possibile anche acquistare il ramen essiccato che, con aggiunta di acqua calda, diventa un ottimo piatto, non sarà all’altezza di quello del ristorante, ma a noi personalmente è piaciuto (non ha nulla a che vedere con quello che arriva da noi, che in genere è di origine thailandese o coreana). Qualora non si voglia un cibo precotto, i konbini di solito hanno una discreta selezione di prodotti caldi come i nikuman e simili che, ve lo devo dire, sono una delle cose che più mi manca del Giappone.

Distributori automatici, Kyoto, Giappone (2008)

Distributori automatici, Kyoto, Giappone (2008)

Se per puro caso non si riesce a trovare neanche un konbini nelle vicinanze, una cosa che proprio non si può MAI evitare sono gli immancabili distributori automatici. Noi siamo abituati ad averne giusto alcuni nelle stazioni o sui posti di lavoro, in Giappone sono ovunque, persino in bagno. Vendono di tutto, dal cibo alle bevande fredde o calde di cui ne esistono varietà inimmaginabili (lo sapevate che la Coca Cola in Giappone vende anche l’acqua e il tè freddo?). Quando dico che sono ovunque, intendo che arrivando ad un incrocio capiterà spesso di vedere su ognuno dei quattro angoli almeno tre o quattro distributori, diversi per marca e tipologia di prodotto venduto.

Un’ultima nota per quanto riguarda sia i konbini che i distributori, è considerato un gesto di grande maleducazione andare in giro mangiando, inoltre le sanzioni per chi sporca le strade sono molto severe, tant’è che è buona norma mangiare o bere ciò che si è acquistato nei pressi del locale o della macchinetta facendo attenzione a non sporcare. La cosa è resa più evidente dal fatto che difficilmente troverete in giro dei secchi della spazzatura, gli unici posti dove potrete gettare i vostri scarti sono proprio all’interno dei konbini o addirittura incorporati nelle macchinette. Inoltre questo favorisce un sistema collaudato di riciclo, quindi cerchiamo di non fare i furbi gettando ad esempio cartacce nei contenitori presenti nei distributori che servono al solo scopo ti raccogliere le bottigliette o le lattine usate.

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