Quinta Tappa – Yakushima

Posted on Giu 22, 2015


Ya-ku-shi-ma! Ya-ku-shi-ma! Ya-ku-shi-ma! Uhm, ok, adesso mi riprendo… dov’eravamo rimasti? Ah, già: Ya-ku-shi-ma! Ya-ku-shi-ma! YA-KU-SHI-MA!!! Ok, ok, la smetto. Come avrete sagacemente dedotto (soprattutto dal titolo) la quinta tappa del nostro viaggio avrà come destinazione l’isola di Yakushima e, come avrete vagamente intuito dall’incipit dell’articolo, è una tappa che attendo con ansia. Ma che cos’è Yakushima? Non è esattamente il primo nome che salta alla mente quando si parla di Giappone, ma neanche il secondo né il terzo e così via. Proprio questo è uno dei grandi vantaggi di quest’isola, ma andiamo con ordine.

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Yayoi Sugi – Un albero di cedro millenario simbolo dell’isola (foto di Itemiyo)

All’inizio della pianificazione avevamo deciso di escludere l’Hokkaido con l’idea magari di dedicargli un viaggio a parte, ma per il resto ci sarebbe piaciuto toccare tutte le altre regioni del Giappone. Una volta quindi finito di organizzare la tappa di Hiroshima (che si trova nel Chugoku) abbiamo puntato lo sguardo verso il Kyushu per vedere cosa aveva da offrire (per dovere di cronaca, in realtà il nostro tour non toccherà neanche la regione dello Shikoku, semplicemente perché non abbiamo trovato nulla di eclatante che giustificasse un’estensione del tour o una riorganizzazione delle tappe già organizzate).

La prima città che salta agli occhi nella regione del Kyushu è sicuramente Nagasaki, ben nota città destinataria di un altro pacchettino regalo da parte degli Stati Uniti al termine della Seconda Guerra Mondiale. Nagasaki è una splendida cittadina, molto più rustica e caratteristica rispetto a Hiroshima, ed è anche nota per le sue onsen che pare siano le migliori della zona. Questa volta però volevamo cercare qualcosa di meno turistico. Non che ci sia nulla di male a cercare mete famose, ma nel nostro tour ne visitiamo già diverse, quello che volevamo era visitare anche dei posti meno noti ma comunque molto interessanti, così, dopo aver escluso Fukuoka (troppo “città”, volevamo qualcosa di più piccolo) abbiamo orientato le nostre ricerche verso Kagoshima, dove si trova Cape Sata, che in teoria dovrebbe essere il punto più a sud del Giappone (certo, se non si tiene conto delle miriade di isole che si trovano ancora più a sud, compresa Okinawa). Questo è il punto da dove Sio e Nik avevano iniziato il loro tour del Giappone in bicicletta e il posto ci aveva incuriosito. Abbiamo quindi iniziato a vedere cosa ci fosse di interessante da fare nei dintorni e… YA-KU-SHI-MAAAA!!! (Immaginate di sentirlo dire da Goku nella posa della Kamehameha).

Yakushima è un’isola che si trova a circa 60 km più a sud di Kagoshima. Fa parte dell’arcipelago delle Isole Osumi ed ha una superficie di appena 500 chilometri quadrati (non è uno scoglio sul mare come Lampedusa, ma è comunque poco più di un puntino sulla mappa del Giappone). L’isola è molto rurale, dispone di un aeroporto che è poco più grande del parcheggio di un supermercato, ci sono pochissimi mezzi di trasporto (tipo un autobus che si fa ciclicamente il giro dell’isola), la gente vive principalmente di pesca e artigianato locale e i pochi agglomerati urbani rientrano più nella definizione di villaggio che non di paesino. Fu inoltre scelta da Hayao Miyazaki come location per l’ambientazione del film Mononoke Hime. L’isolamento in cui vive Yakushima l’ha mantenuta probabilmente uno dei luoghi più caratteristici e incontaminati di tutto il Giappone, inoltre tutta l’isola è quasi completamente ricoperta da una giungla subtropicale con una biodiversità incredibile, tanto da farla eleggere a patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Una tranquilla spiaggia (foto di Chris Staring)

Una tranquilla spiaggia (foto di Chris Staring)

Ricapitolando abbiamo un’area rurale, caratteristica, che vive di artigianato, che fornisce spunti per escursioni naturalistiche, che ha un clima tropicale rendendo ottobre il periodo migliore per visitarla e, soprattutto, che è scarsamente frequentata… Come potevamo resistere?

Una scimmia selvatica sul ciglio della strada (foto di Yves)

Una scimmia selvatica sul ciglio della strada (foto di Yves)

C’è da dire che, essendo poco frequentata dai turisti sia Giapponesi, ma soprattutto stranieri, non è facile orientarsi senza l’aiuto di una guida, pare che su tutta l’isola si contino un massimo di due o tre cartelli scritti in inglese, figuriamoci quindi trovare qualcuno che l’inglese lo parli anche (beh, questo è difficile anche sulla terra ferma, ma avete colto il punto). Per queste ragioni abbiamo deciso di affidarci completamente ad una piccola società locale, composta da due inglesi che si sono trasferiti a vivere sull’isola che si sono prefissati la missione di rendere Yakushima accessibile agli stranieri. La società si chiama Yes Yakushima! e affideremo a loro sia la prenotazione dell’albergo che l’organizzazione dei due giorni che passeremo sull’isola. Come albergo abbiamo scelto un cottage molto carino in riva al mare, mentre per le due giornate abbiamo optato per due tour, uno che ci porterà a vedere tutti i villaggi e i luoghi di interesse sull’isola, l’altro che invece ci porterà ad esplorare la foresta che ricopre buona parte dell’isola con un’escursione a piedi di circa 8 ore.

Questa è forse la tappa che ci costerà un po’ di più, in primo luogo perché per raggiungerla in tempi brevi dovremo prendere un volo di linea (non ci sono low cost che atterrino sull’isola) da Fukuoka che ha il suo costo, tra l’altro partendo da Hiroshima col treno per arrivare la mattina presto a Fukuoka, quindi si prevede una bella levataccia. Inoltre gli alloggi sull’isola non sono particolarmente economici e in più sarà l’unica tappa durante la quale acquisteremo due tour. Infine ogni spostamento che non faccia parte di uno dei tour dovremo affrontarlo con il taxi. Ciononostante penso ne valga veramente la pena e sinceramente attendo con ansia il momento in cui metteremo piede sull’isola.

Un cerbiatto a spasso nella foresta Shiratani Unsuikyo (foto di Saraloni Marie Troupe)

Un cerbiatto a spasso nella foresta Shiratani Unsuikyo (foto di Saraloni Marie Troupe)

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